Associazione Turistica Pro Loco Leonforte (EN)

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Leonforte (EN)
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Pro Loco Leonforte
Domenica 22 Agosto 2010
Conferenza di inaugurazione della "Mediateca Comunale Branciforti
Pro Loco Leonforte
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Leonforte: cenni storici

Leonforte nasce nel 1610, per volere del principe Nicolò Placido Branciforti, barone di Tavi, principe di Butera, conte di Raccuja, il quale, attirato dalle potenzialità del fertile territorio, ricco di acqua e di mulini e in un sito topograficamente favorevole, chiede la licentia populandi, ovvero la facoltà di poter fondare una città, ottenendola quattro anni dopo. Nato nel 1593 a Palermo, Nicolò Placido Branciforti fu una delle più importanti personalità del suo tempo: appartenente a una delle più nobili famiglie della Sicilia del XVII secolo, ricoprì cariche per conto della corona spagnola, fu pretore di Palermo nel 1613 e strategoto di Messina nel 1642. Si circondò di artisti e letterati e fu egli stesso un nobile colto ed un’urbanista all’avanguardia. Volendo onorare le sue nobili discendenze, scelse come nome della nascente cittadina “Leonforte”, in ricordo del suo antenato Obizzo, alfiere portabandiera nell’esercito di Carlo Magno che durante la guerra contro i Longobardi agli inizi del IX secolo difese la bandiera a costo dell’amputazione delle mani, ottenendo così diverse onorificenze: infatti, assunse il nome di “Branciforti”, da brachiis fortibus (dalle “braccia forti”) e lo stemma gentilizio della casata fu quindi un leone rampante che con i moncherini sostiene l’orifiamma spiegata con tre gigli.
Nel 1622 il possedimento, da poco meno di un decennio divenuto città, fu elevato a principato.
Per circa due secoli e mezzo, i principi Branciforti governarono Leonforte: la città si ingrandì presto e oltre all’agricoltura si svilupparono attività artigianali connesse alla produzione dei manufatti in terracotta e alla concia delle pelli; in particolare, il primo, secondo e il quarto principe di Branciforti si resero responsabili di grandi imprese urbanistiche e architettoniche: a loro si devono i maggiori monumenti della città e la realizzazione di un vero e proprio piano regolatore, cosicché tra il XVII e il XVIII secolo a Leonforte si attuarono quelle scelte politiche che la porteranno ad essere, fino agli inizi del secolo scorso, una delle città economicamente più attive.
La principale fonte di ricchezza della cittadina seicentesca e la ragione per cui il principe Nicolò Placido decise di fondare ivi Leonforte fu l’acqua; l’abbondanza di questo elemento consentì lo sviluppo delle campagne: esso infatti garantiva grano e ricchezza non solo per il nascente paese, ma anche per i restanti feudi del principe. La dinastia dei Branciforti a Leonforte si concluse con l’ottavo principe, Giuseppe, che, volendo stabilirsi a Parigi con la moglie, vendette nel 1852 al conte Bonsignore Giovanni Calogero Li Destri lo stato di Leonforte con tutti i suoi beni mobili e immobili. Da quel momento in poi Leonforte ha continuato a vivere delle vicissitudini che hanno animato la storia politica ed economica, siciliana e italiana, del XVIII e XIX secolo: al momento attuale il paese può comunque considerarsi un centro dinamico dai risvolti culturali apprezzabili, dai monumenti interessanti e dalla struttura urbanistica suggestiva.

 
PALAZZO BRANCIFORTI

Il palazzo Branciforti, costruito nel secondo decennio del 1600, simbolo di potenza e autorità, è al centro della città antica. Il “castello”, cosi chiamato per la  posizione, per i bastoni e i merli, era una dimora fastosa che si diceva avesse 365 ambienti, tanti quanto sono i giorni dell’ anno. Ai lati  due grandi candelabri  in ghisa illuminavano nel passato l’ ingresso. Dai balconi degli ambienti di rappresentanza lo sguardo cade sulla Granfonte  costruita come un prospetto  scenico.
Lavorarono alla sua realizzazione maestranze romane e palermitane sotto la direzione di tre capomastri ennesi: Gianguzzo, lo stesso che curó la Piazza, Inglese e Calí. Ë una grande costruzione quadrangolare a due piani di stile seicentesco, con vastissimo cortile interno, anch’esso quadrato, finestre a piano terra e balconi con mensole scolpite al primo piano. Elegante il manieristico portale a bugne, con motivi figuranti sui pennacchi e sulle mensole del sovrastante balcone centrale, sul quale sono  scolpite armi e trofei da guerra attribuite allo scultore romano Fabio Salviati. 
Oggi il “castello” svilito da crolli, distruzioni e modifiche ha perso il suo prestigio, resta tuttavia con la sua importanza e con il suo fascino a testimoniare un passato che fa parte della storia di Leonforte

 
LA SCUDERIA

Testimonianza della grande passione che il Principe Nicoló  nutrí per i cavalli è la Scuderia, l’altro superbo edificio che si affaccia alla piazza  Soprana e che fu fatto costruire nel 1628 da maestranze romane e palermitane.
Nel maggio del 1714 Vittorio Amedeo di Savoia,re di Sicilia, ospite a Leonforte, dopo una visita alla Scuderia la definì “magnifica” e degna di essere paragonata alle sue scuderie di Torino. Nella scuderia vi erano 202 cavalli di razza spagnola e germanica. All’esterno presenta un grande portale bugnato, al di sopra del quale è racchiuso, all’interno di una conchiglia, il busto raffigurante l’effige del Principe fondatore, l’unica pervenutaci.
Ma anche questa bella struttura, nel corso del tempo, ha subito un progressivo deterioramento, tanto che l’intero fabbricato, non molti anni fa, venne adibito a magazzino.    
         

    Vista Prospettica del Palazzo Branciforti e della scuderia

 
LA GRANFONTE

Fatta costruire nel 1651, questa maestosa fontana di stile barocco costituì il luogo di riunione abituale della popolazione; infatti, venne ubicata nella preesistente Piazza Sottana, cuore del centro abitato. Secondo la tradizione fu costruita sui resti di un’antica

fontana araba, il Fonte di Tavi, lo testimonierebbero, secondo alcuni studiosi, i comparativi TUTIOR  SPLENDIDIOR (più sicura, più bella), che si leggono sul prospetto e le due lanterne, come a voler dire che il Principe non osò spegnere l’antica Fonte, ma soltanto renderla più solida e più bella. L’opera, attribuita all’architet. palermitano Smiriglio, venne situata in quel sito, in seguito ad un accurato studio prospettico concepito, e poi sviluppato, dal balcone centrale del Palazzo Branciforti che domina in alto.
Divenne, quindi, un grande palcoscenico e una prestigiosa  cornice. La Fonte, comunque, non nacque solo come splendido monumento che rendeva prestigioso il nuovo centro abitato, ma anche come abbeveratoio pubblico per gli animali che si dissetavano nell’ampia vasca. La  popolazione invece attingeva l’acqua, dalla venticinquesima cannella e da un’altra pregevole fontana che si trovava  dinanzi la Porta Palermo, quest’ultima, purtroppo, è scomparsa, insieme ad altri pregevoli monumenti, a causa della catastrofica alluvione, avvenuta nel 1740.

 
LA FONTANA DELLE NINFE

Ubicata nell’omonimo giardino intorno al 1636, questa monumentale fontana risponde a un preciso disegno culturale di N. Placido Branciforti:  di voler mantenere, viva quella tradizione mitologica che voleva questi luoghi abitati dalle Ninfe. 
Il monumento è stato costruito  da artisti romani in perfetto stile barocco classicheggiante, durante i primi anni di vita di Leonforte. Nella fontana vi sono due statue di pregevole fattura, in marmo bianco, rappresentano il dio Crisa e la dea Artemide. Crisa, è rappresentato con una cornucopia ricolma di frutti come a simboleggiare la ricchezza della zona. Artemide, con

l’ arco e la faretra, è li a ricordare i boschi con i cervi, le lepri, i conigli e le pernici. La fontana è circondata dal giardino delle Ninfe. Questo monte, secondo la mitologia, è il monte Ereo, il posto dove vivevano le Ninfe e le Naiadi che aiutavano nella caccia Artemide e coinvolgevano in intrecci amorosi il dio del luogo, Crisa.
Caratterizzata da un’alta voluta, la fontana presenta al centro un arco che sormonta un’ampia roccia dalla quale fuoriesce la severa testa di un leone rilevata, probabilmente, da una preesistente opera scultorea inserita con garbo nel contesto barocco, alcuni studiosi pensano che si tratti dei resti della fonte di tavi. L’acqua, fuoriuscendo dalla bocca del leone, si riversava nella vasca poligonale rivestita con piastrelle di maiolica di colore bianco e azzurro. Di fronte la Fontana delle Ninfe, e dentro, l’omonimo giardino si  trova qualche approssimato rudere di un’altra fonte, detta dei “Malati”, così chiamata perché secondo le credenze popolari riversava acqua che avrebbe avuto qualità taumaturgiche; ma in realtà si trattava solo di un’acqua più limpida e leggera delle altre.
   

 
L’ORTO BOTANICO

Porta Palermo e ingresso all’orto Botanico

Nei primi decenni del 600 per volontà di Placidi Blanciforti, veniva strutturato all

periferia di Leonforte, nei pressi di Porta Palermo, il “Giardino Grande”. Oggi pur non riuscendo ad immaginare la passata bellezza del giardino, chi va a visitarlo viene colpito dagli aranci, dagli arbusti ornamentali e dai resti di monumenti e di fontane che affiorano da un groviglio di rovi. Fontane in mezzo ai fiori, giochi d’ acqua, statue di marmo, sedili, messaggi trasmessi da epigrafi, figure allegoriche e ceramiche, per lo più azzurre, che decoravano angoli di frescura grondanti di Capolvenere, costeggiavano un dedalo di vialetti che conduceva al “boschetto di aranci, limoni, melograni e altri squisiti frutti. Nei pressi, da un viale con dodici sculture che rappresentavano i venti, si arrivava al “padiglione”. Era questo un “parterre”, con sedili al coperto, che al cento aveva una superba fontana in marmo le cui acque zampillavano dalle bocche di “animali graziosamente scolpiti” come anatre, colombi e lepri.

 
CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMELO

Chiesa del Carmelo

Questa caratteristica Chiesa ubicata accanto la famosa fonte, quasi a volerla impreziosire con la sua presenza, esisteva ancor prima che fosse fondata Leonforte. Abbiamo, infatti, testimonianza che nel periodo precedente il 1610, data di fondazione della città, veniva celebrata messa dai monaci Carmelitani scalzi di Assoro.
Nel 1651 venne restaurata e ingrandita su commissione del principe fondatore N. Placido Branciforti, così come rileva anche l’iscrizione che si trova sulla porta grande d’ingresso.
Di stile neoclassico presenta esternamente una facciata lineare marcata da lesene cantonali e campanile ad alzata. Sul finire del  ‘700 però, la chiesa minacciò di crollare,  così i Padri Cappuccini del terzo ordine di San Francesco, il cui convento era aggregato alla stessa chiesa, la fecero ricostruire a proprie spese dalle fondamenta intorno al 1785. L’interno, però, venne completato solo nel 1899 per volontà del sacerdote Filippo Scelfo, fino allo stato in cui si osserva oggi. L’attiguo convento dei P.P. Cappuccini, invece, rimase in uso fino al 1857 finché non andò completamente in rovina.

Una legenda molto diffusa narra che durante la peste del 1624, alcuni abitanti di un centro vicino, invidiosi della prosperità di Leonforte, depositarono nell’acquasantiera di questa chiesa una pietra appestata per diffondervi il contagio. L’intervento della Madonna del Carmelo, però, avrebbe fatto prosciugare l’acqua salvando la popolazione dal morbo. La Pietra della peste oggi è conservata in una nicchia della parete laterale sopra l’acquasantiera e protetta da una grata metallica. Al suo interno la chiesa, costituita da  una sola navata, ospita pregevoli opere tra cui: un olio su tela raffigurante Sant’ Anna, le statue lignee policrome della Madonna del Carmelo, di San Vito e di San Giacomo, tutte opere queste del 1600.

 
LA CHIESA MADRE

Chiesa Madre

Dedicata a San Giovanni Battista, fu costruita su committenza del principe fondatore Nicolò Placido Branciforti nel 1611, e venne posta per volontà della principessa Caterina sul luogo dove un tempo sorgeva una preesistente chiesetta dalla quale prese il nome. I lavori vennero seguiti dall’architetto romano Alberto Bernarini che operando con maestranze palermitane la portò a termine nel 1659. Tuttavia la chiesa venne portata a compimento solo nel 1740 grazie alla volontà del principe Ercole che commissionò i lavori ai fratelli Pietro e Paolo D’Urso di Acicatena, facendovi aggiungere l’oratorio del  S.S Sacramento dove tutt’oggi si riunisce l’omonima confraternita.

In perfetto stile barocco classicheggiante, la Chiesa Madre, ha un prospetto armonico ed elegante ed un’architettura simmetrica. Presenta una larga facciata riccamente decorata con tre porte delimitate da colonne decorate e sormontate da sculture e timpani. In alto termina con due balconate balaustrate in pietra e due grandi volute che raccordano la parte centrale a quelle laterali, mentre alle estremità del prospetto, sopra due piedistalli, sono garbatamente inserite le statuette marmoree di San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista. Attigua alla chiesa vi è una gradinata smerlata che tende a movimentare la linearità della facciata, mentre sul lato posteriore la torre campanaria, di forma quadrangolare, presenta una forma architettonica più severa rispetto all’intero complesso.

Di stile neoclassico, l’interno, è ricco di ornati in stucco, con tre lunghe navate, sostenute da belle colonne in marmo di Sicilia e capitelli corinzi. Bellissimi i due altari in marmo intarsiato, di cui uno è l’originale altare di San Giovanni Battista della primitiva chiesetta.

Ma a rendere questo monumento una vera e propria perla del territorio leonfortese sono le pregevoli opere che nel corso degli anni sono entrati a far parte del suo patrimonio artistico. Nella sacrestia si ammira, infatti, la grande tela raffigurante La cacciata del Tempio di M. A. Raimondi, discepolo di Giulio Romano; nell’oratorio la scultura lignea del Cristo Risorto attribuita niente meno che al Quattrocchi; in uno degli altari laterali si ammira la bellissima “Vara”della Madonna del Carmelo eseguita dall’artista ennese Michele La Greca, mentre la statua della Madonna è attribuita a Gaspare Lo Giudice di Lipari; in ultimo ma non certo meno importante la Chiesa Madre vanta di possedere un celebre organo attribuito a uno dei più grandi “organari”del barocco italiano, il napoletano Donato Del Piano, autore del celebre organo dei Benedettini di Catania: molto piccolo quest’organo possiede un timbro gentile ed armonioso che lo contraddistingue dagli altri organi costruiti nel nord dell’Europa che emanavano un suono molto più grave.
 
CHIESA DI SAN GIUSEPPE

Particolare della cupola Affrescata

Costruita nel 1757 dal sacerdote Tommaso Crimì, in quel luogo dove sorgeva un centro di pernottamento, o un antico ospizio, adibito per alloggio dei frati cappuccini. Di chiaro stile settecentesco, con pianta rettangolare ad unica navata fu progettata e costruita, probabilmente da maestranze locali.
Sulla facciata esterna domina un ampio portale e una finestra rettangolare riccamente intagliati con cornicioni e cantonali in pietra locale. A chiudere il prospetto sono le tre soggette campanarie e l’imponente orologio, fatto installare dal sindaco Antonio Longo nel 1870.
A conferirle grandiosità, tuttavia, sono gli affreschi che dominano al suo, interno nell’abside: Il Sogno di San Giuseppe e La Fuga in Egitto del celebre pittore fiammingo Guglielmo Borremans, caduti, purtroppo, in rovina in seguito a una scossa avvenuta nel 1771, che aprì una grande fessura nella parte ove era stata dipinta la gloria del patriarca San Giuseppe. Vennero chiamati pittori di fama per restaurarla, ma si resero incapaci a rifare il verisimile lavoro.

Interessanti sono ancora: le pitture della volta di Vincenzo Scilla di Castro Giovanni, risalenti ai primi anni dell’800; l’organo del 1866 costruito da Sebastiano Calceraro; la Via Crucis ad alto rilievo di gesso policromo del 1900 e la cripta sotterranea con ossario, scoperta durante gli ultimi lavori che sono stati eseguiti nella chiesa. Diversi gli interventi che nel corso degli anni ha subito questo monumento: nel 1942 per iniziativa del sacerdote Sinardi prima, e nel 1981 – 1988 grazie al sacerdote Lo Castro dopo, sono stati progressivamente rifatti l’altare maggiore, il tetto, le finestre ed è stata portata a nudo la facciata.

 
LA CHIESA DEI PADRI CAPPUCCINI

Quadro;  L’Elezione di Mattia Apostolo  di Pietro Novelli

Fondata nel 1630 ad opera, probabilmente, degli stessi frati che abitavano l’attiguo convento, la Chiesa dei Padri Cappuccini può essere considerata il sacrario delle memorie storiche dei Leonfortesi. E’ ben noto, infatti, che i Frati Cappuccini, animatori di pace e carità, fossero molto stimati e amati dalla gente della nascente borgata e dallo stesso Principe fondatore, tanto che quest’ultimo scelse le sacre mura della loro chiesa come cappella funeraria della famiglia. Ai piedi dell’altare maggiore si trova, infatti, la tomba del Principe N. Placido, protetta da una lastra di vetro ornata da un bordo di rame che riporta lo stemma della famiglia e la data della sua morte (16 settembre 1661); nella navata laterale si trova il sarcofago di marmo nero di Lidia della principessa Caterina, sua consorte; nella cripta sotterranea, infine, sono sepolti Giuseppe Branciforti, secondo principe di Leonforte, la moglie Caterina e i figli Melchiorre e Baldassarre.
A rendere questa chiesa dalla facciata rustica e lineare vera e propria gemma del territorio leonfortese sono le numerose e pregevolissime opere d’arte che arredano e arricchiscono le sue mura. Ad esempio nell’altare maggiore, vi troneggia un’artistica cornice, scolpita con fregi vari, che racchiude la maestosa tela de L’Elezione di Mattia Apostolo del pittore monrealese Pietro Novelli, grande e noto allievo del “divino” Caravaggio. Fra le sue opere questa, certamente, è una delle più ispirate e perfette. Di carattere quasi elogiativo per il visibile stemma dei Branciforti riprodotto sulla colonna con l’epigrafe Dominus fortitudo mea (Il signore è mia forza), è probabile che la maestosa tela fu eseguita dal Novelli in data anteriore al 1632.
Ai piedi del grande quadro si osserva il pregevole tabernacolo in legno del Divinissimo, intarsiato di avorio, tartaruga e madreperla riproducente il prospetto di una cattedrale barocca; il paziente lavoro è attribuito al genio del frate Angelo da Mazzarino.
Ancora in alto, nelle due nicchie che affiancano la grande tela, sono garbatamente inserite le statue di marmo di San Giuseppe col Bambino e di San Francesco d’Assisi, entrambe pregevoli opere provenienti dal genio di Antonello Gagini o di qualcuno appartenente a quell’eccellente scuola. A comprovarlo sarebbero le relazioni rinvenuteci delle spese fatte dal Principe per la chiesa dei Cappuccini: risulta, infatti, che per l’acquisto di queste due statue spese 40 onze, somma dimostrante, comunque, che doveva certo trattarsi di opere provenienti da un valente artista. Nella navata laterale un prezioso portale di marmo scolpito con fregi vari e stemma dei Branciforti, datato nel 1647, orna la cappella della principessa; alla sua destra si ammira, il S.S. Crocefisso in legno, chiamato dai fedeli “Il Padre della Provvidenza”, attribuito a un altro importante artista del tempo, frate Umile da Petralia.

Nella Sagrestia della Chiesa si trova un grande mobile per paramenti in pregevole legno di pino, intarsiato con riquadro dipinto a smalto su metallo raffigurante l’immagine dell’Addolorata. Gli abili esecutori, forse dei frati Leonfortesi, hanno lasciato la data di costruzione, anno 1759. Inoltre, secondo degli storici, fino agli inizi del ‘900, facevano parte del patrimonio della Chiesa un trittico di legno raffigurante Il Giudizio Universale, attribuito al Beato Angelico, e un piccolo quadro (10 x 15) a olio rappresentante La Fuga in Egitto, niente meno che del “divino” Raffaello, dono di nozze del Papa Urbano VIII alla nipote Caterina Branciforti. Queste importanti opere, lasciati alla chiesa, furono prelevati dalla famiglia Li Destri che si avvalse del patrimonio laicale, acquisito con l’atto di vendita del 1842.

 
LA CHIESA DI SANTO STEFANO
Eretta per volere di G.B. Falciglia nel 1657, sul luogo dove già sorgeva una chiesetta del periodo normanno; nel 1772, per volontà del Sac. G. B. Lambusta, fu ricostruita sotto la direzione del capomastro C. Saitta nelle forme attuali. La facciata squadrata in pietra locale, di stile settecentesco, è lineare con finestre e portali scolpiti a bassorilievo;

il campanile quadrangolare, di epoca più antica, presenta una copertura confidale con disegni geometrici a mosaico policromo. L’interno a pianta ottagonale, con volta divisa a vele, decorato con stucchi bianchi e dorati da Pietro D’Urso nel 1758, custodisce il sarcofago del primo fondatore, un pregevole organo ed una tela all’altare maggiore, di autore.

 
RISERVA NATURALE ORIENTATA MONTE ALTESINA

Con i suoi 1.192 m s.l.m., è la vetta più alta degli Erei e alimenta la sorgente principale del fiume Dittaino. E’ costituito da depositi siliceo-argillosi formatisi in fondo al mare venticinque milioni di anni fa (denominati Flysch Numidico), costituiti da argille brune e banconi di quarzareniti e sabbie. Sulla sua sommità vegeta il relitto di una lecceta, mista a sughere e roverelle; con l’istituzione della Riserva (26 luglio 1997) l’Azienda Foreste Demaniali ha da tempo provveduto a rimboschire vaste aree che non erano sopravvissute nel corso del tempo a incendi, tagli e pascolo intensivo. La sua fauna, un tempo ricchissima, vede la presenza di numerose specie di mammiferi e uccelli: scomparsi il lupo, il capriolo e il daino, oggi s’incontrano il gatto selvatico, la volpe, l’istrice, il coniglio selvatico e la lepre, il riccio, la faina e il cinghiale, e tra i rapaci il falco pecchiaiolo, il picchio rosso maggiore, la poiana e il gheppio.

Il Monte Altesina si trova in un’area strategica, crocevia nella Sicilia centrale: l’area protetta ricade al centro della Sicilia, approssimativamente tra le tre regioni geografico - amministrative in cui, nel Medioevo, era stata suddivisa la Sicilia (“le Tre Valli”: Val di Mazara, Val di Noto, Val Demone). Qui sono disseminate tracce di passati insediamenti i cui reperti sono esposti al museo archeologico di Palazzo Varisano a Enna. Chi ama le passeggiate e la fotografia troverà nella riserva di Monte Altesina spunti per interessanti osservazioni naturalistiche. Il Monte Altesina, la cui cima permette un’osservazione a trecentosessanta gradi, fu sicuramente utilizzato dall’uomo, che vi ha scavato le sue tombe, sin dall’età del Bronzo e dalla prima età del Ferro.
Ritrovamenti di ceramica sicula e greca testimoniano il passaggio di popolazioni diverse; nei dintorni sono ancora visibili le rovine d’insediamenti risalenti al I millennio a.c. La sua sommità servì soprattutto per il controllo delle vie di penetrazione, ma fu anche rifugio delle popolazioni locali durante le incursioni degli invasori. Questo sito registra presenze fino al periodo tardo-normanno.

 
DIGA NICOLETTI

Se i boschi, di cui la provincia è ricca, consentono piacevoli pic-nic, favorendo l’agriturismo, equiturismo, mountain bike e trekking, i numerosi laghi, vanto dell’entroterra siciliano, offrono anche altre prospettive. Tra gli specchi d’acqua che arricchiscono il paesaggio, vale la pena di citare la diga Nicoletti, la cui costruzione risale agli anni ’60, quando, per scopi irrigui e per utilizzo industriale, vennero raccolte le acque del torrente Bozzetta, del Manna, dell’Ammaro e, per via sotterranea, del Lombardo-Girgia. Il lago, di forma bifida, che ospita carpe, tinche, triotti e carassi, è circondato da un bosco di eucalipti, nel quale vivono volpi, donnole, roditori, pipistrelli e uccelli stanziali e migratori. Nella zona palustre è, invece, presente la fauna tipica dei delta fluviali dolci. La felice posizione del bacino, la mitezza del clima e la varietà del paesaggio ne fanno la meta irresistibile di quanti, fuggendo dallo stress quotidiano, vogliono rinnovarsi spiritualmente e ritemprarsi fisicamente. Oltre a ciò, è possibile fare diverse attività: free climbing, mountain bike, wind surf, wakeboard, sci nautico, canoa, tiro con l’arco, vela.

 
MANIFESTAZIONI ED EVENTI
Marzo: giorno 18 artara o tavulata di San Giuseppi
U venniri santu: al buio della notte “u monumentu” del cristo morto con dietro la “vara” della madonna addolorata viene portato a spalla per i vicoli del paese.
‘U‘ncuontru: per la domenica di pasqua, sul piano dei cappuccini avviene l’incontro della madonna e degli apostoli con il cristo risorto.
Agosto: giorno 16 festa della Madonna del Carmelo, patrona di Leonforte
Prima domenica di ottobre,  Sagra del pesco
Seconda domenica di ottobre, Festa della Madonna della Catena
 
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